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Il sorpasso (dell’autunno sull’estate) e un bicchierino tricolore.

29 settembre 2012

“Bravo così me piaci, quando ridi me stai più simpatico. Ah Robbè, che te frega delle tristezze, lo sai qual è l’età più bella? Te lo dico io qual è. È quella che uno c’ha. Giorno per giorno. Fino a quanno schiatta, se capisce.”

(Bruno Cortona a Roberto Mariani)

Da “Il sorpasso” di Dino Risi, 1962, con Vittorio Gassman, Jean-Louis TrintignantI, Catherine Spaak

Questo post è nato in più momenti: a luglio ho sperimentato la ricetta, in periodo di olimpiadi. Mi piacciono le olimpiadi, perché ti danno la possibilità di vedere sport che abitualmente ricevono poca attenzione, e poi mi diverte un sacco il fatto che tutti (me compresa) si credano espertoni di qualsiasi tipo di competizione, come se masticare le parole dressage, presa cubitale, double trap e pike fosse all’ordine del giorno!

Quando invece ho visto Il sorpasso era periodo di ferragosto e  ho scoperto di amare la città mezza vuota, a differenza di uno dei protagonisti (Bruno/Gassman), che fugge da una Roma pressoché deserta trascinandosi dietro un giovane studente (Roberto/TrintignantI) insoddisfatto, che cerca altro dalla vita che non finire a fare l’avvocato di provincia come il cugino Alfredo, attaccato, come una cozza al suo scoglio, alla vacuità del cumularsi delle sue parcelle e all’inestimabilità della sua posizione sociale. In un mondo in tumulto, in fermento da boom economico, Roberto va ad un altro passo, forse troppo tranquillo, troppo prevedibile, e Bruno è il propellente che scuote le fondamenta dei suoi archetipi, che turba il suo candore (fantastica la scena in cui Roberto e Bruno discutono su un episodio capitato al primo con delle passeggiatrici) e che lo fa sentire inadeguato rispetto a quanto lo circonda. Il sorpasso è un film che ho “sentito” molto, anche perché mostra un’Italia che non ho vissuto direttamente, ma che ho immaginato perché raccontata dai nonni e dalla mamma. Ammetto tuttavia di soffrire di gravi lacune per quanto riguarda il cinema italiano, e prometto che mi impegnerò per colmarle al più presto (se qualcuno ha qualche suggerimento da dispensarmi rispetto al percorso da affrontare, lo accetto ben volentieri!).

Per quanto riguarda le mie vacanze, forse ricorderete che l’estate scorsa proposi un post su Londra. Quest’anno non sono stata all’estero, ma ho girato un po’ l’Italia e per la prima volta sono stata in Sardegna, per la precisione in zona sud-ovest (Carbonia Iglesias): mare bellissimo, selvaggio, nessuno stabilimento, chilometri di sabbia e per compagnia (oltre ai miei e ad un’amica) anche un affascinante (e un po’ viziato) siberian husky (Demo). Vi segnalo un ristorantino  e lounge bar davvero valido, da cui vi consiglio di passare se siete in zona Sant’Antioco. L’Arcus si trova in una traversa della via principale, offre un menù di piatti tipici sia di terra che di mare, presentazione e materie prime di qualità , un vino della casa eccezionale e una bella terrazza. Davvero ottima la fregola ai frutti di mare (che sarebbe una sorta di pasta simile al cous cous) e le seadas con marmellata di mirto (ossia dei ravioloni fritti e ripieni di formaggio, da servire come dolce con miele o marmellata).

La ricetta del post è invece piuttosto estiva, lo ammetto, ma può tuttavia essere servita anche tiepida d’inverno. E’ un po’ un mix di vari spunti: l’avevo provata con una gelatina di pomodoro al centro e con una mousse al parmigiano, ma la gelatina al pomodoro non mi piaceva proprio. L’idea però era graziosa e fresca ed avendo scovato su Bravacasa di giugno la ricetta di uno sgombro marinato con mousse di mozzarella della chef Viviana Varese, ho deciso di provare la sua mousse sostituendo la gelatina con una versione veloce di pappa al pomodoro. Per l’allestimento ringrazio l’infaticabile Carletto e la buona Samp (che non è una squadra di calcio, bensì una cara amica).

Bicchierini tricolore

Per 30 bicchierini da 100 cc

800 gr di polpa di pomodoro

Basilico fresco

300 gr di pane toscano a fette

Olio extravergine di oliva qb

Sale qb

Pepe qb

250 gr di pesto (pronto o fatto in casa)

40 gr di panna fresca

90 gr di latte

125 gr di mozzarella

90 gr di panna montata fresca

30 gr di farina 00

 

Procedete con la preparazione della pappa al pomodoro super veloce: in una casseruola fate scaldare la polpa di pomodoro (meglio se un po’ rustica), aggiungete le fette di pane toscano abbrustolito (o raffermo), irrorate con olio e aggiustate di sale e pepe. Fate sobbollire per venti minuti circa, avendo l’accortezza di utilizzare un po’ di brodo vegetale nel caso si restringesse troppo (ma non dovrebbe accadere). A fine cottura aggiungete del basilico fresco (o surgelato). Se la pappa non è troppo “papposa”, passatela con il frullatore ad immersione per qualche secondo.

Ora passate alla mousse di mozzarella: fate bollire latte e panna e aggiungete la farina a pioggia. Riportate a bollore e mescolate con una frusta creando una besciamella. Aggiungete la mozzarella e frullate con il frullatore ad immersione. Lasciate raffreddare, aggiungete la panna montata e trasferite il composto in una sacca da pasticcere. Ora componete il vostro bicchierino: pappa al pomodoro, uno strato di pesto, mousse alla mozzarella, una spolverata di pepe, qualche goccia di pesto, una fogliolina di basilico per decorare. Vi consiglierei anche un’oliva taggiasca sulla sommità e pappatevelo in compagnia, con una certa malinconia perché oramai… addio estate, carissima estate!

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