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Felici Hunger Games e che la fortuna possa sempre essere a vostro favore (con un sandwich rustico)

18 novembre 2012

“Sollevo le gambe dal letto e scivolo direttamente dentro gli scarponi da caccia. Pelle morbida che si è adattata perfettamente ai miei piedi. Mi infilo pantaloni e maglietta, ficco la lunga treccia scura dentro il berretto e prendo la borsa del foraggio. Sul tavolo, sotto una ciotola di legno, per proteggerlo da topi e gatti affamati, c’è una forma piccola e perfetta di formaggio di capra avvolta in foglie di basilico. E’ il regalo che mi ha fatto Prim per il giorno della mietitura.”

Da “Hunger Games” , Suzanne Collins, 2009, ed. Mondadori

 Non ricordo il motivo per il quale mi sono approcciata a questa trilogia: non rammento precisamente cosa mi spinse, d’impulso, ad acquistare il primo libro. Sicuramente il film non era ancora uscito (anche perché, in genere, detesto leggere il libro dopo aver visto la pellicola), ma non mi pare neppure che qualcuno me l’abbia consigliato (sono circondata da 3 o 4 persone fidate, con cui il passaparola funziona alla grande in termini di soddisfazione post lettura o post pellicola:)).

Sta di fatto che i tre libri di Suzanne Collins (Hunger Games, La ragazza di fuoco e Il canto della rivolta) pubblicati – e non supportati a dovere, tanto che il terzo volume l’hanno dovuto tradurre di fretta e furia per lanciarlo in concomitanza con l’uscita del film a maggio 2012 – da Mondadori mi hanno appassionato parecchio. Qualcuno ha accusato la Collins di aver attinto a piene mani dal controvertissimo libro Battle Royale dell’autore giapponese Takami Koushun (pubblicato sempre da Mondadori nella collana Piccola Biblioteca Oscar), poi diventato un film censurato in più paesi. Il titolo di Koushun non l’ho ancora approcciato (lo farò presto però) ma, avendone letto recensioni e commenti online, ne deduco che la versione della Collins sia edulcorata, blockbusterizzata (passatemi il termine) e potenzialmente vincente– quanto meno a livello commerciale – perché in grado di catturare un target più ampio (anche in termini di sesso) rispetto a Battle Royale. Non paragonerei dunque Hunger Games a Battle Royale, poichè indirizzato ad un pubblico sostanzialmente differente, ma piuttosto alle varie saghe fantasy uscite negli ultimi anni. Premesso che sono una fan di Twilight (ma preferisco di gran lunga True Blood o la saga di Anita Blake e, sul vampirismo, i libri della Rice), in Hunger Games c’è quanto meno una volontà di andare oltre il rapporto amoroso-morboso. Non dico che non ci sia, che poi fa sempre piacere, ma diciamo che non ruota tutto attorno a questo. Siamo in un futuro indefinito, non molto lontano, dove  la nazione di Panem (il nostro Nord America) è la materializzazine di uno scenario apocalittico ed orwelliano: divisa in dodici distretti poveri e periferici assoggettati ad una capitale despota e vergognosamente opulenta – Capitol City – che, a seguito ad un tentativo di ribellione, pretende ogni anno da ciascun distretto durante una cerimonia chiamata mietitura, un tributo di un ragazzo ed una ragazza tra i 12 ed i 18 anni. I tributi parteciperanno così agli Hunger Games, un reality show in cui dovranno combattere in un luogo prestabilito, l’Arena, uccidendosi a vicenda fino a che uno solo non ne uscirà vincitore – e sopravvissuto. La trama si sviluppa seguendo le vicende della sedicenne del Distretto 12 Katniss Everdeen (nel film interpretata ottimamente da Jennifer Lawrence) esperta di tiro con l’arco e di caccia che si offre volontaria quale partecipante alla 74ª edizione dei giochi al posto della sorella minore Prim e del secondo tributo del medesimo distretto Peeta Mellark. Qualcuno ha rimproverato all’autrice di non aver sviluppato a sufficienza la componente allegorica, e da questo punto di vista un po’ di amaro in bocca rimane, lo ammetto, ma la trilogia è di buona qualità: lettura scorrevole e  contenuti mediamente meno insulsi dei libri di genere dedicati ad un pubblico giovane. Inoltre i personaggi femminili “duri”, decisi, fisicamente performanti (si veda la principessa Merida dell’ultimo film Disney Pixar Brave o Ronja dell’omonimo libro della Lindgren) mi sono sempre piaciuti. Katniss Everdeen è decisamente una di queste, tanto che quando vado a correre mi faccio la treccia – senza infilarla nel berretto – e mi fingo lei in mezzo al bosco, giusto per caricarmi un po’. Sostanzialmente patetico!!

La ricetta legata al film doveva essere “povera” e veloce: il distretto 12 è scarso di risorse e Katniss integra il poco cibo disponibile cacciando di frodo. Non potevo però proporvi degli scoiattoli arrostiti, un po’ perché non caccerei mai (se non per riportare alla normalità equilibri di fauna  che l’uomo, con l’introduzione di determinate specie, sconvolge. Ma non voglio aprire un dibattito sulla caccia) e un po’ perché mi verrebbe male a pensare a Cip e Ciop o a Cippi – celebre protagonista di uno spot – o a Mago Merlino e Semola trasformati in roditori dalle folte code ne La Spada nella Roccia. Quindi ho pensato ad un sandwich integrale farcito di formaggio di capra, che a noi sembra una roba raffinata, ma che in realtà è presente nel libro, perché la sorellina di Katniss ha una capra da cui ricava del latte che poi trasforma in formaggio. Dal punto di vista di Katniss, il miele lo si trova tranquillamente in natura, così come le erbe spontanee.  Dal nostro punto di vista io onestamente non sono un’esperta, quindi vi consiglio il basilico, che è banale ma facilmente reperibile. Chiunque avesse consigli di abbinamento rispetto ad eventuali erbe si faccia avanti! Per il miele suggerirei un miele di eucalipto (che peraltro, con i malanni di stagione alle porte, è un toccasana) o di castagno. Buon appetito e.. che la fortuna possa essere sempre a vostro favore!

Sandwich rustico al formaggio di capra, miele e basilico

 Per 4 panini

300 gr di farina integrale

1 cucchiaio di olio d’oliva

170 ml di acqua

Lievito di birra (una bustina se secco+2 cucchiaini di zucchero, un panetto se fresco)

Semi vari

500 gr di formaggio di capra (tipo chèvre in tronchetto)

Basilico fresco

3 cucchiai di miele di eucalipto o di castagno

 Sale qb

Pepe qb

Va da sé che il pane, se non avete voglia di farvelo da soli, potete tranquillamente comprarlo dal panettiere. Se preferite farlo in casa a 300 gr di farina integrale aggiungete un mix di semi vari per arricchirlo, un pizzico di sale, un cucchiaio d’olio, una bustina scarsa di lievito secco, 2 cucchiaini di zucchero e gradualmente 170 ml di acqua tiepida. Impastate manualmente o con l’aiuto di un’impastatrice/macchina per il pane. Fate lievitare un paio di ore o fino al raddoppio del volume, formate dei panini tipo ciabattine (ma la forma è libera) e fate lievitare nuovamente per una mezzora. Cuocete a 200° in forno preriscaldato per 20-25 minuti. Tagliate il formaggio in fette di mezzo cm circa, disponetele all’interno del panino tagliato a metà, condite con del pepe, con delle foglie di basilico e  del miele. Richiudete e passate in forno leggermente caldo o nel tostapane per ammorbidire leggermente il formaggio.

Come possibile variante vi consiglio formaggio di capra, speck e marmellata di lamponi  ♥

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