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Panna cotta scoppiettante + Warm Bodies = va de retro noia!

24 febbraio 2013

WarmBodies-Panna Cotta

“Sono morto, ma non è poi così male. Ho imparato a conviverci. Mi spiace di non potermi presentare come si deve, ma non ho più un nome. Quasi nessuno di noi ce l’ha. Smarriti come chiavi di automobili, dimenticati come anniversari. Il mio credo cominciasse per “R”, ma è tutto ciò che so. La cosa buffa è che, fintanto che ero vivo, non facevo che dimenticare i nomi degli altri. Il mio amico “M” dice che uno dei paradossi dell’essere uno zombie è che è tutto buffo, ma non puoi ridere, perché le labbra si sono putrefatte’ (…).

Io me lo ricordo com’era l’amore prima. Erano in gioco complessi fattori emotivi e biologici. Dovevamo superare prove elaborate, stabilire connessioni, alti e bassi e lacrime e tormenti. Era un bordello, un esercizio di agonia, ma era vita. Il nuovo amore è più semplice. Più facile. Ma in formato ridotto’.
‘Il mio “cuore”. Questo organo pietoso rappresenta ancora qualcosa? Giace immobile nel mio petto, senza pompare una goccia di sangue, totalmente inutile, eppure i miei sentimenti sembra non abbiano smesso di nascere tra le sue gelide pareti. La mia tristezza smorzata, il mio vago bramare, i rari scatti di gioia. Stagnano al centro del mio petto e di lì trasudano, diluiti e deboli, ma reali”.

Da Warm bodies, Isaac Marion, 2011, ed. Fazi

Quante cose che devo condensare in questo post!

In primo luogo, come capirete dal titolo, ho visto Warm Bodies. Premetto che l’hanno venduto male in partenza secondo me. Accostarlo a Twilight ha tagliato fuori una parte di pubblico “nerd” (mi si passi il termine) che lo avrebbe sicuramente apprezzato ma che, alla luce dell’associazione con vampiri melensi (a me piacciono eh, parlo però anche per chi non li può soffrire), si è detto “col cavolo che vado al cinema a sorbirmi  97 minuti di sbaciucchiamenti e sospiri (o meglio grugniti) da nausea assicurata”. Altri, dal trailer, hanno forse pensato fosse una cosa super idiota, simile a “Succhiami” (parodia di Twilight).

Posto che io sono profilabile come “young adult” (o forse solo “young”!), per cui tutti questi titoli tendono ad attirarmi di loro natura, Warm Bodies mi sembrava avesse qualcosa di diverso. Ho visto prima il film, poi ho comprato il libro sull’e-reader nuovo di zecca (carta stampata, non temere, non ti ho abbandonata, solo momentaneamente tradita. Però pagarlo 1,95€ invece di 14,50€ è abbastanza appagante eh).

La storia è semplice: mondo allo scatafascio, virus letale colpisce l’umanità, che si sgretola sotto ai colpi del proprio egoismo e della propria cecità a suon di Non Morti vaganti per le città e affamati di Vivi. Solo che, novità, i Non Morti non sono dei completi ebeti che vagano grugnendo ingobbiti, alla ricerca di carne umana. O meglio, lo sono pressoché tutti escluso R. Sì, solo R, perché il suo nome da Vivo mica se lo ricorda. In compenso ha una dose di Vita in più degli altri nelle membra stanche e lacerate, e basta una scintilla (una ragazza ovviamente ♥), perché le sorti dell’umanità abbiamo una possibilità in più per deviare dal loro percorso di scontata apocalisse.

Sia il libro che il film corrono sul filo di un humor equilibrato, non demenziale, se non a  tratti e nella giusta misura. La storia d’amore c’è, ma è il centro pulsante di un movimento che riguarda il genere umano tutto più che la singola coppia R e Julia.  Il libro è stato scritto da Isaac Marion: nato nel 1981 in una remota cittadina dello Stato di Washington, per sopravvivere ha svolto una molteplicità di lavori, fino a quando un suo racconto, I Am a Zombie Filled with Love, non è diventato la short story più cliccata d’America dando l’avvio al progetto Warm Bodies.

Vi segnalo in ultimo la colonna sonora, molto bella, con un pezzo dei Black Keys, lonely boy,  che ha vinto il Grammy come Best Rock Performance … assolutamente strepitoso!

Sulla ricetta ho avuto un attimo di perplessità: volevo qualcosa di gelatinoso perché gli zombie, R compreso, si nutrono di cervelli pulsanti. Avevo sì trovato uno stampo da gelatina a forma di cervello, ma dopo aver assistito allo schifo dipinto sul volto delle mie colleghe mentre raccontavo il progetto per il post… Ho cambiato idea! Sicché ho preso in mano il libro di Heston Blumenthal, chef inglese – un pazzo geniale –  di cui vi avevo già parlato in precedenza, in cerca di ispirazione. La panna cotta ha una consistenza gelatinosa, e in più è cinerea, proprio come uno zombie esangue. Poi ci voleva un tocco di colore: i lamponi sono rossi come il sangue, ma hanno anche una consistenza più densa delle fragole, più “splatter”. Vada per i lamponi. Ma così sarebbe stata una panna cotta noiosissima!! Heston in questo caso non mi è stato d’aiuto, la sua versione era addirittura alla camomilla! Io però ho la fortuna di lavorare tra chewing gum e caramelle, e tra questi c’era un ingrediente che avrebbe reso la mia panna cotta un pochino più effervescente…! Detto fatto, Heston sarebbe felicissimo (guardate il programma Banchetti da Incubo e capirete perché)! Se non volete aggiungere questo elemento scoppiettante alla vostra preparazione, non temete, andate sul classico con la salsa ai lamponi proposta o una salsa al cioccolato e un tocco croccante sbriciolato sopra (biscotti, croccante, granella di nocciole etc).

Panna Cotta Scoppiettante

Ingredienti per 6 persone

Per la panna cotta

450 gr di panna

100 gr di zucchero

1 bacello di vaniglia

6 gr di colla di pesce in fogli

Per la salsa ai lamponi scoppiettante

125 gr di lamponi freschi

Una spruzzata di succo di limone

20 grammi di zucchero

2 Chupa Chups Crazy Dips alla fragola

Procedete mettendo in acqua fredda la colla di pesce. Nel frattempo,  in un pentolino, aggiungete la panna, lo zucchero e i semi prelevati dal baccello di vaniglia e fateli scaldare a fuoco dolce senza far bollire. Aggiungete la colla di pesce strizzata, mescolate finché non si scioglie e riempite 6 stampini ( io ho usato quelli di metallo, ma anche quelli di alluminio vanno bene, a quel punto non sformate la panna cotta. Oppure utilizzate i bicchierini monodose di plastica) di 7 cm circa di diametro del composto. Lasciate rassodare in frigorifero per 5 ore circa. Intanto preparate la salsa: lavate i lamponi, aggiungete una spruzzata di limone e 20 gr di zucchero. Lasciate sobbollire per 10 minuti, poi frullate il composto.

Sformate la panna cotta, ma ocio! E’ la parte più difficile della ricetta: immergete ciascuno stampo per pochissimi secondi nell’acqua calda (non fateci entrare dentro l’acqua!ehehe), poi rivoltatelo, dategli un paio di colpetti e.. Voilà! Dove lo mettete starà, quindi non pensate di poterlo spostare da dove l’avete sformato, perché è fisicamente impossibile.

Prendete ciascuna porzione, irroratela di salsa ai lamponi ed infine… ecco la parte scoppiettante, da eseguire appena prima di servire: aprite le bustine di Chupa Chups Crazy Dips, prelevate i frammenti di popping candy contenuti al loro interno e cospargeteli sulla salsa. A questo punto sentirete un simpatico scoppiettio, perciò affrettatevi a portare la panna cotta in tavola o i commensali si perderanno tutto il divertimento di sentire le loro lingue scoppiettare e sfrizzolare alla grande … un effetto effervescente capace di risvegliare persino… uno zombie!!

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