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Un natale fra le nuvole (con paté e baguette + Jean-Baptiste Adamsberg)

15 dicembre 2013

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“«E poi la prenda come vuole, uno esita a farle delle confidenze».
«E perchè»?
«Perchè non è sicuro che lei ascolti, E se anche ascolta, è molto probabile che se ne dimenticherà. Quindi, a che pro? Mordent non cerca di tirar giù le nuvole dal cielo. E lei, invece, ci sta seduto sopra».
«So cosa si dice. Ma io penso di avere i piedi per terra».

«In tal caso non è la medesima terra»”

Da “Un luogo incerto” di Fred Vargas, 2008, ed. Einaudi

Siamo quasi a Natale! Diciamo che avevo progettato una foto un po’ più natalizia, ma mi è venuta una ciofeca di proporzioni ragguardevoli, così mi sono buttata su un soggetto più aderente al libro. C’è da dire che se la foto non è natalizia, la ricetta lo è: il paté è una preparazione tipicamente francese (vi risparmio il fois grais, un po’ perchè – sarà un’eresia gastronomica – io non ne amo il gusto. E poi, non secondariamente, non mi piace per niente la brutalità con cui lo si ricava) che mia mamma prepara ogni natale più o meno da quando sono nata. La ricetta, regalataci della signora Virginia, prevede pochi ingredienti ed è molto veloce. Perchè il paté? Alcuni odieranno solo la parola, perchè il paté di solito si prepara con le frattaglie. Immagino che in molti odino il fegato, io personalmente non l’ho mai rifiutato, pur detestando la carne – non cordialmente – fin dall’infanzia (le mie nonne mi costringevano ad ingurgitare carne rossa – maledetto ferro – , che io masticavo fino allo sfinimento, per poi farne gustose polpette che finivano invariabilmente sotto al tavolo tra le fauci ingordamente spalancate dei cani di casa). Beh, vi assicuro che questo paté ha fatto cambiare idea anche a chi detestava – con trasporto – il fegato!

Ho scelto il paté anche perchè mi piacerebbe scrivere di una serie di gialli francesi – di Fred Vargas – con al centro la mitica figura del commissario Jean-Baptiste Adamsberg. Ok, il paté è francese, ma è anche una delle poche pietanze che compaiono nei libri, assieme alle Jacket Potatoes che il commissario ingurgita al pub irlandese di cui è un abituè. E’ una dei sui sottoposti, il tenente Froissy, ad averne una scorta generosa nel suo armadio delle necessità gastronomiche, che viene abitualmente saccheggiato dai colleghi affamati, commissario compreso.

Fred Vargas è nata da una madre chimica e da un padre pittore surrealista. Fred è il diminutivo di Frédérique e Vargas è lo pseudonimo usato da sua sorella gemella, Joëlle (Jo Vargas), pittrice contemporanea che a sua volta lo ha mutuato dal cognome del personaggio interpretato da Ava Gardner nel film La contessa scalza (Wikipedia insegna). E’ ricercatrice di archeozoologia al Centro nazionale francese per le ricerche scientifiche (CNRS), ed esperta in medievistica, tematiche che ricorrono spesso nelle trame dei suoi libri.

Questi mi sono stati consigliati qualche anno fa da una coppia di amici di cui mi fidavo ciecamente in fatto di libri e film. Avevo iniziato il primo e… god, che noia!! 20 pagine ed ero cotta: non filava, non mi agganciava, mi lasciava tipedida. Eppure.. eppure.. superate quelle prime pagine e andando avanti con i libri (il primo non l’ho amato come gli altri) non ci si può che innamorare dei protagonisti: Danglard, Violette Retancourt, Veyrenc, personaggi secondari, che compaiono sono in un titolo o poco più, come il Guarda o Clementine. Di Adamsberg non ti innamori, perchè mentre i personaggi che lo circondano mostrano qualche segno di umanità, di terrena disperazione di cui ti senti partecipe, lui no, e non perchè sia perfetto – è forse quello con più difetti in assoluto – ma per il semplice fatto che è sopra i problemi quotidiani, costantemente trascinato da pensieri fluttuanti, che all’improvviso assumono la forma di anelli di fumo, aggancianti con sorprendente raziocino l’uno con l’altro, e la soluzione del misfatto non pare altro che una serie di sconclusionate divagazioni del commissario “spalatore di nuvole”. Belli davvero i libri, e potenzialmente natalizi, perchè se iniziate a leggere il primo, passerete tutte le feste immersi nella lettura, incapaci di staccare gli occhi dalle pagine.

Einauidi ha fatto un po’ di macello nel pubblicarli e nel fare comprendere l’ordine esatto di lettura (MA NON HA SUPERATO IL CATASTROFICO DISORDINE DI MONDADORI CON IL TRONO DI SPADE, NON TEMETE). Ha pubblicato i primi tre separatamente e poi in un unico volume con il furbettissimo titolo “La trilogia Adamsberg” (non è una trilogia, SONO I PRIMI TRE LIBRI, ma chissene, tanto si risparmia!:p).

Di seguito l’ordine con cui leggerli (i primi 3 li trovate anche raccolti come “Trilogia Adamsberg”):

  • L’uomo dei cerchi azzurri (L’Homme aux cercles bleus, 1991) (Einaudi, 2007)
  • L’uomo a rovescio (L’Homme à l’envers, 1999) (Einaudi, 2006)
  • Parti in fretta e non tornare (Pars vite et reviens tard, 2001) (Einaudi, 2004)
  • Sotto i venti di Nettuno (Sous les vents de Neptune, 2004) (Einaudi, 2005)
  • Nei boschi eterni (Dans les bois éternels, 2006) (Einaudi, 2007)
  • Un luogo incerto (Un lieu incertain, 2008) (Einaudi, 2009)
  • La cavalcata dei morti (L’armée furieuse, 2011) (Einaudi, 2011)

Sono tutti gialli, alcuni con temi che tendono al soprannaturale (licantropi in “L’uomo a rovescio”, vampiri in “un luogo incerto”, fantasmi in “La cavalcata dei morti”, altri che coinvolgono tematiche storiche/medievali come in “Parti fretta e non tornare (molto bello!). Onestamente, a parte il primo e l’ultimo che non mi hanno fatto impazzire, li amo tutti!

Vi segnalo anche una serie di altri 3 libri – Gli Evangelisti – sempre della stessa autrice, con protagonisti alcuni personaggi di contorno nelle storie di Adamsberg.

Ed ora la ricetta!

Paté di Natale con baguette fatta in casa

Paté

Ingredienti per due terrine di medie dimensioni (sufficiente per un antipasto per 6 persone)

400 gr di fegatini di pollo o coniglio

100 ml di panna fresca liquida

1 bicchiere di Marsala

5 foglie di alloro

1 cipolla rossa

5 foglie di alloro

Burro e sale qb

Affettate sottillmente la cipolla e fatela appassire in padella con del burro. Aggiungete i fegatini, fateli rosolare leggermente e sfumate con il Marsala. Aggiungete le foglie di alloro (eliminate la venatura centrale) e aggiustate di sale e cuocete fino a che il marsala non sarà quasi del tutto evaporato (deve rimanere un po’ di salsina sul fondo). Frullate bene la carne e il fondo di cottura nel mixer e aggiungete i 100 ml di panna, continuando a frullare. Riponete in frigorifero e lasciate rassodare un paio di ore prima di servire. Noi abbiamo delle terrine apposta in cui lo presentiamo a tavola, assieme al pane.

Baguette

Ingredienti per 1 baguette

200 gr di farina di grando duro

150 di farina 00

12 grammi di lievito di birra fresco

Acqua

1 cucchiaino di zucchero

Olio evo qb

Allora, preciso che questa è una ricetta VELOCE, non quella originale, che richiede il poolish e una lavorazione di una paio di giorni. Io ci ho impiegato un paio di ore (compreso il riposo) e il risultato non è stato niente male.

Riempite per un quarto un bicchiere con dell’acqua tiepida e fate sciogliere il lievito aagiungendo lo zucchero e 60 gr di farina 00. Mescolate e fate riposare 10 minuti. Impastate la rimanente farina (grano duro+00) con 50 ml di acqua fredda e aggiungete il composto con il lievito. Regolate con altra acqua nel caso l’impasto fosse troppo duro da lavorare. Impastate per 10 minuti, fate una palla e lasciate riposare in una ciotola di palstica coperta da un canovaccio fino a che questa non raddoppia di volume (ci vorrà almeno un’ora e mezza). Lavorate l’impasto a salsicciotto, incidetelo con il coltello longitudinalmente e spennellatelo d’olio.

Cuocete in forno preriscaldato a 250° per 15 minuti e per altri 25 a 180°.

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Tagliolini Furia Buia (con istruzioni per addestrare un drago)

29 settembre 2013

FuriaNera

“Quando ero ragazzo esistevano i draghi. Grandi draghi volanti che se ne stavano torvi, appollaiati in cima alle scogliere come uccelli minacciosi. Piccoli  draghi bruni e zampettanti che stanavano ratti e topolini in schiere perfettamente ordinate. Draghi Marini di dimensioni incredibili, venti volte più grandi della Grande Balena Azzurra, che uccidevano  per il solo gusto di farlo . Dovete credermi  sulla parola, perché i draghi stanno scomparendo  con una tale rapidità  che tra un po’ non ce ne sarà più nemmeno uno. Nessuno capisce cosa stia accadendo. Essi si trascinano  fino al mare da cui sono venuti e sprofondano senza lasciare traccia: nemmeno un osso o una zanna che possa ricordare agli uomini di domani la loro presenza sulla Terra. E’ perché queste creature straordinarie non vengano dimenticate che voglio raccontarvi questa avventura, capitata proprio a me quando ero poco più che un bambino. Non ero il tipo capace di domare un drago con un semplice cenno del sopracciglio, le Imprese Eroiche non erano certo il mio pane. Ho dovuto sudare. E questa è la storia di come, rischiando tutto, diventai un Eroe.”

Da Come addestrare un drago di Cressida Cowell, ed. Mondadori 2009♥ 

Quanto tempo!!! Chiedo venia, sono stati dei mesi abbastanza frenetici. Mi è mancato il blog ed ho in mente una serie di progettini interessanti da avviare (riporto solo “Downton Abbey” e Fred Vargas come spoiler).

Ad agosto è stata ufficializzato il teaser trailer di Dragon Trainer 2  e volevo cogliere l’occasione per parlare un po’ del primo film, probabilmente uno dei film d’animazione più riusciti degli ultimi anni, e del libro da cui è stato tratto.

Uscito nel 2010, Dragon Trainer fece letteralmente il botto al box office USA ed andò discretamente bene anche in Italia, pur non essendo stato pubblicizzato in modo particolarmente efficace. Trama avvincente, copione ben scritto, scene mozzafiato (non l’ho visto in 3D, ma meritava di sicuro), finale non scontato e più istruttivo della media. La storia potrebbe apparire abbastanza banale: Hiccup (nel libro “Topicco”.. no comment) è il classico outsider emaciato e di intelletto sopra la media in un mondo dove il muscolo allenato, il rumoreggiare da orifizi vari e il brutale abbattimento di draghi invasori sono all’ordine del giorno. Riuscirà a sovvertire l’atavico odio tra specie – umana e rettile – proprio grazie al rapporto con uno di questi  –  Sdentato (un temibilissimo Furia Buia). Come sempre non svelo nulla dell’intreccio, ma tengo solo ad avvisare che la scena in cui Hiccup e Sdentato si conoscono è secondo me una delle meglio riuscite dell’intero cinema d’animazione: la mimica del drago e l’intera dinamica delle sequenze sono davvero eccezionali!

Il libro, a target più giovane rispetto al film, è godibile (anche le illustrazioni) e divertente, pur rientrando in qualche modo in  quel filone fortunato dei libri-manuali molto (troppo) diffusi in questi ultimi anni nella letteratura per ragazzi. Purtroppo Mondadori  al momento non sta più ristampando Cressida Cowell: la trovate come reminders nella maggior parte degli store online. Spero che questo significhi che ripubblicheranno con una nuova veste grafica in concomitanza con l’uscita nelle sale del secondo capitolo della saga che avverrà a giugno 2014.

La ricetta associata non poteva che essere nera come una Furia Buia! Ho pensato a dei tagliolini al nero di seppia, conditi con bottarga di tonno  e pistacchi (lo so lo so, l’impiattamento nun se pò vedè!)

Tagliolini Furia Buia 

Ingredienti per 4 persone 

350 gr di tagliolini al nero di seppia (ebbene sì, li ho acquistati già pronti 🙂

6 cucchiai d’olio

3 spicchi d’aglio

Pistacchi qb

Bottarga di tonno qb

Cuocete i tagliolini in abbondante acqua salata e contemporaneamente, in una padella antiaderente, fate imbiondire  l’aglio con l’olio. Grattugiate la bottarga  (io ne avevo un pezzo di tonno, acquistata in Sardegna l’estate scorsa e mai aperta) e fate insaporire per qualche secondo, poi eliminate l’aglio. Scolate i tagliolini ad un minuto dal tempo di cottura e fateli saltare in padella con l’olio, la bottarga ed un cucchiaio di acqua di cottura. Aggiustate di sale (occhio che la bottarga è già sapida di suo) e servite con un trito di pistacchi non salati, un giro d’olio a crudo ed una fogliolina di menta. Sdentato se li papperebbe in un sol boccone, altro che anguilla affumicata (si consiglia la visione del film per comprendere)!!

Noi siamo infinit(amente golosi): milkshake ai biscotti!

18 giugno 2013

Wallflower

“«Non male il nostro Charlie, eh»?

E l’altro ha annuito. A quel punto Patrick ha pronunciato una frase che non penso riuscirò mai a dimenticare.

 «Fa da tappezzeria.»

E Bob ha annuito, convinto. E tutti gli altri lo hanno imitato. Io ho iniziato a sentirmi nervoso, probabilmente ero in paranoia. Ma Patrick ha fatto sì che le cose non peggiorassero. Si è seduto accanto a me.

 «Tu vedi delle cose. Non ne fai parola con nessuno. E riesci a capire le persone.»

Non sapevo che la gente facesse riflessioni su di me. Non sapevo di essere osservato. Ero seduto sul pavimento di un seminterrato, alla mia prima festa, tra Sam e Patrick, e all’improvviso mi sono ricordato che lei mi aveva presentato a Bob come un suo amico. E che Patrick aveva fatto lo stesso, con Brad. E mi è venuto da piangere. E nessuno ha pensato fossi strano, per questo. Allora mi sono messo a frignare sul serio.

Bob ha sollevato il bicchiere, e ha chiesto a tutti gli altri di fare lo stesso.

«A Charlie.»

«A Charlie», gli hanno fatto eco.”

         Da Ragazzo da parete – Noi siamo infinito di Stephen Chbosky, 1991, ed. 2013 Sperling & Kupfer

Un appunto iniziale da super rompina: il titolo originale è “The perks of being a wallflower”, che grosso modo significa “i vantaggi di fare da tappezzeria/essere timidi”. Nella prima edizione del libro il titolo italiano era stato reso come “ragazzo da parete”, il film invece è stato tradotto in “noi siamo infinito” (un’espressione abbastanza topica del libro, utilizzata più volte dal protagonista). Onestamente non so con che logica vengano tradotti i titoli dei film in Italia, ma mi rendo conto che trasporre alcune espressioni dall’inglese sia davvero difficoltoso, soprattutto se l’obiettivo è duplice: rimanere fedele al titolo  originale rendendolo contemporaneamente appetibile. Certo che… “Eternal sunshine of the spotless mind” di Gondry (verso di Pope) reso in “Se mi lasci ti cancello” pare il titolo di una commedia con Jennifer Lopez . Oppure ” There will be blood”, tradotto come “Il Petroliere”….

Anche in questo caso il titolo è un pò deludente, quindi la digressione concedetemela, anche perché è utile per capire il senso della foto.

“Ragazzo da parete/Noi siamo infinito” è un romanzo di formazione: ricorda il giovane Holden, anche se non amo molto fare paragoni tra libri. Mi limiterò a descriverlo  come tale…nel caso qualche folle incasellatore di generi letterari  avvertisse l’impellente necessità di inquadrarlo.

Siamo nella periferia di Pittsburgh degli anni ‘90. Charlie è un neo liceale  timido, con un passato segnato da eventi dolorosi, una passione per la letteratura e un’inestinguibile desiderio di vita: vuole incontrare persone  nuove, buone, vere che non abbiano cercato “di portarsi a letto quella persona, alla festa”. Pensa molto e prova il desiderio di condividere i suoi pensieri  con qualcuno. Lo farà con un amico di penna di cui non citerà mai il nome, degno di essere tale proprio per non essersi “portato a letto quella ragazza, ad una festa”. Una sera ad una partita di football incontra i due fratellastri Patrick e Sam,  (lui esilarante e comprensivo, lei la ribelle redenta) che lo introducono nel loro gruppo tra party, canzoni degli Smith e di Nick Drake e  repliche del Rocky Horror Picture Show. Charlie finalmente si sente accettato:  si innamora silenziosamente e con passione di Sam, esce per un periodo con la prolissa  e insopportabilmente egoica Mary Elizabeth, dispensa nel suo piccolo regali e canzoni, amando con sincera generosità tutti. Epilogo finale abbastanza inaspettato.

Il libro negli USA, pur essendo stato oggetto di forti critiche per i temi trattati – come il suicidio, l’omosessualità, la violenza e la droga tra adolescenti – , è diventato una sorta di libro culto. Il film, girato dall’autore del romanzo ed uscito a febbraio del 2013,  è, a mio modesto parere, ben riuscito. Bravi gli attori (Emma Watson-Hermione nei panni di Sam), fico – e bravo – Charlie (il Logan Lerman di Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo), bella la colonna sonora.

La ricetta è un milkshake ai biscotti Oreo: al suo primo party Charlie si sballa perché gli  viene servito un pezzo di brownie alla cannabis. Per riprendersi chiede a Sam di preparargli proprio un milkshake. E’ una ricettina facile e veloce, che non richiede granché… se non un frullatore.

Milkshake ai biscotti

Ingredienti per un milkshake grande o due piccoli

200 ml di latte intero

6 cucchiai di gelato alla vaniglia

1 cucchiaio di sciroppo al cioccolato

4 biscotti Oreo o Ringo

In una caraffa (se usate il frullatore ad immersione) o direttamente nel frullatore classico, versate il latte aggiungendo lo sciroppo, il gelato e i biscotti spezzati. Azionare per un minuto e servite subito. Il composto si separa abbastanza facilmente quindi, oltre che di cannuccia, munitevi di cucchiaio per mescolare. A piacere si può aggiungere un ciuffo di panna montata. Una versione un po’ da bimbi (non per me, eheheh): sostituire i 4 biscotti Oreo/Ringo con i Plasmon! Slurpy!!

Che Polpettone, Ruby Sparks! (ma non il film)

12 maggio 2013

Ruby

“Dr. Rosenthal: Parlami della ragazza di cui scrivi, parlami di lei.

 Calvin Weir-Fields : Ruby. Ruby Sparks. 26 anni. Cresciuta a Dayton, Ohio.

 Dr. Rosenthal: Perché Dayton?

 Calvin Weir-Fields : Mi piaceva. Le prime cotte di Ruby sono state per Humphrey Bogart e John Lennon. Ha pianto quando ha scoperto che erano già morti. Ruby è stata esplusa dalle superiori, perché è andata  a letto con il professore di arte, o quello di spagnolo. Non ho ancora deciso. Ruby non guida, non ha un computer, detesta il suo secondo nome – cioè Tiffany – e appoggia sempre, sempre, sempre quelli più deboli. È complicata ecco, è quello che mi piace in lei. Ruby a volte non è brava con le cose pratiche della vita: si dimentica di aprire le bollette o incassare gli assegni. Il suo ultimo ragazzo aveva 49 anni, quello precedente era alcolizzato. Ora sente nell’aria un cambiamento, lei lo sta aspettando.

Dr. Rosenthal : Aspettando cosa?

Calvin Weir-Fields : Qualcosa di nuovo.”

Da Ruby Sparks, di Jonathan Dayton e  Valerie Faris, 2012

 Ruby Sparks è uno di quei piccoli gioielli che può scappare facilmente dai circuiti del cinema commerciale. Non sono riuscita ad andarlo a vedere in sala, perché era pressoché impossibile trovarlo programmato, quindi ho atteso con trepidazione il dvd, uscito un mesetto fa. Ci sarebbe da chiedersi come mai avevo le antennine puntate su questo film.. Il promo è passato in tv, e io sono stata colpita fondamentalmente da 3 fattori:

  Zoe Kazan (la protagonista Ruby Sparks)

  Paul Dano (il protagonista Calvin Weir-Fields)

  Ruby dei Kaiser Chiefs (la colonna sonora del trailer)

 Andando in ordine:

  Zoe Kazan: la prima volta che la vidi in un film fu in “è complicato”. All’intervallo una coppia di amici che era in sala mi disse che mi assomigliava. Era vero, in alcune inquadrature la somiglianza mi turbava. Cercai qualche foto: in una era praticamente la mia fotocopia. In realtà è la mia versione figa. O meglio, io sono la sua versione in edizione economica! Ricordo però che, come test, impostai come immagine di profilo su Facebook proprio quella foto. Molti ci cascarono, qualcuno – data la differenza tra i nostri nasi e un commento di un’amica, che, consapevole dello scherzo scrisse, riferendosi al lavoro di attrice, “tornata da Los Angeles?!” – pensò che fossi andata in California a subire un intervento di chirurgia estetica. Nipote del famosissimo Elia Kazan, è un’attrice di teatro laureata a Yale e la sua carriera pare essere in procinto di decollare proprio dopo Ruby Sparks (ha firmato lei la sceneggiatura). Attendo la sua nuova pellicola da protagonista “ The Pretty One” con il fantastico Jake Johnson (alias Nick New Girl) presentata al Tribeca Film Festival ad aprile.

 Paul Dano: fantastico, uno dei miei attori preferiti dell’ultimo periodo. Guardatelo in “Little Miss Sunshine”, e soprattutto ne “Il petroliere”. Nella vita lui e Zoe sono una coppia!

  Ruby dei Kaiser Chiefs: è una canzone a cui sono molto legata, che mi ricorda un periodo molto bello della mia vita

 Il film è particolare: gioca sul filo del surreale, dell’ironia, della tenerezza , e della crudeltà bruta, soprattutto nel finale.  Non è una pellicola perfetta, ma una mescola particolarmente azzeccata giocata sul desiderio di dominare e plasmare, che scaturisce da un narcisismo profondo e distruttivo. Molto bella la colonna sonora. In breve: Calvin Weir-Fields è uno scrittore famoso, che 10 anni prima – a 19 anni – scrive un libro di successo,  annoverabile nella storia della letteratura classica americana. Ora si trova smarrito, con il classico blocco dello scrittore e dibattuto tra donne che “mi vogliono portare a letto solo perché hanno letto il mio libro alle superiori”. Una notte sogna Ruby, eburnea fanciulla dai capelli rossi e dal sorriso dolcissimo che lo ispira e della quale inizia a scrivere. Una mattina il frutto del suo pensiero si palesa nella realtà: se la ritrova in cucina che assapora una scodella di latte e cereali.  Calvin si renderà conto di poterla controllare scrivendo di lei, e quando questa inizierà a fuggire dalla sua idea utopica e stilizzata di donna, cercherà  – cruentemente – di riprenderne in mano   le redini. Particolarmente intenso e significativo il monologo finale, che non ho riportato solo per non spoilerare troppo!

 Il polpettone l’ho scelto perché di lei Calvin dice che è una buona cuoca, e una sera prepara proprio un polpettone la cui ricetta è di famiglia. Inoltre mi hanno riferito che le mie ricette sono troppo elaborate, e questa mi sembra veloce e utile anche per utilizzare gli avanzi da frigo!:)

Il polpettone al sugo di Ruby

Ingredienti per 4 persone

500 gr di carne di manzo macinata

800 gr di pomodori pelati

150 gr di fontina

100 gr di prosciutto crudo

 1 cipolla

 1 uovo

 80 gr di pecorino

3 fette di pane raffermo

 Due cucchiaini di senape

Latte qb

 Erbe aromatiche (origano fresco, basilico, timo)

 Mettete in ammollo il pane nel latte. Mescolate il macinato di carne con l’uovo, il pecorino, le erbe triturate, due cucchiaini di senape e il pane precedentemente strizzato dal latte. Prendete un foglio di carta da forno, stendente l’impasto a rettangolo. Non allungatelo troppo, piuttosto fate due polpettoni un po’ più corti, che saranno più facili da girare in padella. Al centro stendete il prosciutto (io l’ho dimenticato!!) e adagiatevi sopra il formaggio tagliato a tocchetti. Utilizzate la carta da forno per avvolgere il polpettone e sigillarlo ai lati. In una padella dai bordi alti versate dell’olio e fate soffriggere una cipolla tagliata a rondelle. Fate rosolare il polpettone e aggiungete il pomodoro. Aggiustate di sale e di pepe e aggiungete altro basilico. Fate sobbollire a fuoco basso per 40 minuti e servite a fette accompagnato con il sughetto e del purè di patate. È buono anche freddo!

Capitan Cupcake in (Air) Action!

18 marzo 2013

CAPITAN CUPCAKE
– Ti serve una tuta nuova, questo è certo.
– Una tuta nuova? E dove la vado a prendere una tuta nuova?
– Non puoi! È impossibile! Ho troppo da fare. Quindi chiedimelo ora, prima che cambi idea.
– Va bene: vuoi farmi, per favore, una tuta nuova?
– No, sei troppo insistente, tesoro. Però… Accetto. Sarà importante, d’effetto, eroica!
– Sì, qualcosa di classico come… Come Dynaguy! Oh, lui sì che aveva il look giusto: con il mantello e gli stivali..
– Niente mantello!
– Non toccherebbe a me decidere?
– Ti ricordi… Thunderhead? Alto, bell’uomo, creava tempeste, dolce coi bambini…
– No, scusa…
– 15 novembre 1958! Tutto bene, un’altra città salvata, quando il suo mantello si impigliò nella coda di un missile. Thunderhead non brillava certo per intelligenza… Stratogale! 23 aprile del ’57! Il mantello risucchiato nella turbina di un aereo.
– Edna, non è giusto fare di ogni erba un fascio…
– Meta Man! Nell’ascensore rapido. Dynaguy, impigliato al decollo. Splashdown, risucchiato in un vortice. Niente mantello!

♥ Edna Mode e Mr. Incredibile, da Gli Incredibili – Una “normale” famiglia di supereroi, di Brad Bird, Pixar, 2004 

Sul blog vorrei inaugurare una sezione dedicata agli spot, perché talvolta bastano 60, 30 o persino 15 secondi a commuovere, a divertire e persino a schifarsi (non so se vi ricordate quel prodotto contro il sanguinamento gengivale…un orrore). Capita un po’ lo stesso con il cibo: infili rapito in bocca un sublime pasticcino che pare una nuvola di zucchero.. per poi sputacchiare in giro disgustato dalla consistenza appiccicaticcia, che Flubber sembra uno sciroppo fluidificante in confronto. O ti soffermi ad osservare accigliato biscotti a cui non daresti neppure un centesimo e l’assaggio rivela che la consistenza è friabile e “che erano ripieni di un ricco, peccaminoso burro cremoso che si “scioglie” lentamente sulla lingua” (cit. “Chocolat”!).

Sicuramente in TV avrete visto la nuova pubblicità di Air Action Vigorsol: un Siberius della porta accanto di turchino vestito, tenta disperatamente di difendere i suoi concittadini dalla furia distruttiva di un gigantesco troll di fuoco che semina il panico tra le strade. Purtroppo però il suo alito congelante non funge a dovere e solo un misero fiatino- che manco una candelina su una torta sarebbe in grado di spegnere – gli esce dalle labbra. L’eroe si trova costretto a farsi un giro – un pò lunghetto –  tra le corsie del supermarket più vicino per procurarsi un’arma in grado di sconfiggere il suo acerrimo nemico. Di chiara ispirazione comics, con quella ironia tipica delle adv di Vigorsol, è un po’ un eroe fai da te, mix tra Kick-Ass (più gentleman), Capitan Mutanda di Dav Pilkey (non è vero ma fatemelo citare, LO AMO!) e il Medio Man De Luigi (decisamente più cool).

TORNANDO A CAPITAN MUTANDA… lo adoravo. Lo pubblica ancora Battello a Vapore (dal classico “Capitan Mutanda contro i Gabinetti Parlanti” a “Capitan Mutanda contro il Principe delle Caccole”), quindi per farvi due risate, sia voi che la vostra amata prole, fateci un pensiero (alternatelo a qualche romanzo di formazione o alla fine della serie potreste trovarli sghignazzanti e mai più in grado di leggere qualcosa che non abbia i famosi “flip-o-rama”). CERTO CHE PENSARE AD UN POST SUI SUPEREROI E FINIRE A CAPITAN MUTANDA VI DOVREBBE FAR RENDERE CONTO DEL MIO LIVELLO DI CULTURA SULL’ARGOMENTO! Scherzi a parte, i film classici li ho visti più o meno tutti: Superman, tutti i Batman (sia Burton che Nolan) tutti gli X-Men, tutti gli Spider Man, Kick-Ass, Iron Man, The Avengengers, Thor, Hulk, Percy Jackson gli Dei dell’Olimpo (classico de che?! Ahah. Solita roba adolescenziale che ogni tanto mi sparo). Mi manca Watchman (grave), ma soprattutto mi manca una cultura sul fumetto di genere, lacuna che mi piacerebbe molto colmare anche se non ho bene idea da dove partire. Accetto suggerimenti! 🙂 Nel frattempo, se decidete di diventare supereroi, accettate il consiglio di Edna… NIENTE MANTELLO!

La ricetta non poteva che essere dei Cupcake alla Menta. La copertura che vedete nella foto è la stessa delle Tortine Sibilline di Harry Potter, ma in questo caso la trovo, seppur d’effetto, un po’ troppo stucchevole, almeno per i miei gusti. Se non amate le preparazioni troppo dolci le alternative possono essere quelle di inserire nell’impasto delle gocce o delle scaglie di cioccolato fondente e sostituire la glassa meringata con una glassa al cioccolato, oppure con semplice zucchero a velo.

CAPITAN CUPCAKE

Ingredienti per 12 cupcake
Per la base alla menta
125 gr di Farina 00
2 cucchiaini di lievito per dolci
90 gr di zucchero
Una bustina di vanillina o mezza bacca di vaniglia
8 cucchiai di sciroppo di menta
125 gr di burro morbido
2 uova
2 cucchiai di latte
Un pizzico di sale
A piacere: scaglie di cioccolato fondente qb

Per la copertura
3 albumi
100 gr di zucchero
Colorante Verde
In alternativa: zucchero a velo, Glassa al Cioccolato, Nutella

Preriscaldate il forno a 200°. I cupcake sono facili: prendete tutti gli ingredienti liquidi compreso lo sciroppo, mixateli con le fruste elettriche e aggiungete gradualmente quelli secchi (abbiate l’accortezza di mixare e, possibilmente, setacciare farina e lievito). Se dovete aggiungere gocce o scaglie di cioccolato fatelo all’ultimo, mescolando delicatamente. Mettete infine l’impasto nei pirottini di carta o in una teglia apposta e fateli cuocere per 15 minuti. Sfornateli, lasciateli raffreddare e procedete con il “frosting”: se volete provare la glassatura “meringosa” della foto, disponete una pentola d’acqua sul fuoco e attendetene il bollore. In un contenitore resistente al calore mescolate i tre albumi con lo zucchero e posizionatelo nella pentola con l’acqua senza che tocchi il fondo. Riprendete le vostre utilissime fruste elettriche e montate il composto sul fuoco per 5 minuti, fino a quando non diventerà gonfio e soffice. Togliete dal fornello e montate per altri 4 minuti e alla fine unite qualche goccia di colorante (che non è necessario, sia chiaro, ma per alcuni potrebbe essere un’esigenza estetica). Trasferite il composto in una sacca da pasticcere con bocchetta larga e distribuitelo sui cupcake con movimento circolare. Consumatele abbastanza velocemente (entro un paio d’ore), perché la glassatura è molto delicata. In alternativa, come vi consigliavo, andate di cioccolato: l’abbinamento talmente slurpy che è impossibile sbagliare! 😉

Panna cotta scoppiettante + Warm Bodies = va de retro noia!

24 febbraio 2013

WarmBodies-Panna Cotta

“Sono morto, ma non è poi così male. Ho imparato a conviverci. Mi spiace di non potermi presentare come si deve, ma non ho più un nome. Quasi nessuno di noi ce l’ha. Smarriti come chiavi di automobili, dimenticati come anniversari. Il mio credo cominciasse per “R”, ma è tutto ciò che so. La cosa buffa è che, fintanto che ero vivo, non facevo che dimenticare i nomi degli altri. Il mio amico “M” dice che uno dei paradossi dell’essere uno zombie è che è tutto buffo, ma non puoi ridere, perché le labbra si sono putrefatte’ (…).

Io me lo ricordo com’era l’amore prima. Erano in gioco complessi fattori emotivi e biologici. Dovevamo superare prove elaborate, stabilire connessioni, alti e bassi e lacrime e tormenti. Era un bordello, un esercizio di agonia, ma era vita. Il nuovo amore è più semplice. Più facile. Ma in formato ridotto’.
‘Il mio “cuore”. Questo organo pietoso rappresenta ancora qualcosa? Giace immobile nel mio petto, senza pompare una goccia di sangue, totalmente inutile, eppure i miei sentimenti sembra non abbiano smesso di nascere tra le sue gelide pareti. La mia tristezza smorzata, il mio vago bramare, i rari scatti di gioia. Stagnano al centro del mio petto e di lì trasudano, diluiti e deboli, ma reali”.

Da Warm bodies, Isaac Marion, 2011, ed. Fazi

Quante cose che devo condensare in questo post!

In primo luogo, come capirete dal titolo, ho visto Warm Bodies. Premetto che l’hanno venduto male in partenza secondo me. Accostarlo a Twilight ha tagliato fuori una parte di pubblico “nerd” (mi si passi il termine) che lo avrebbe sicuramente apprezzato ma che, alla luce dell’associazione con vampiri melensi (a me piacciono eh, parlo però anche per chi non li può soffrire), si è detto “col cavolo che vado al cinema a sorbirmi  97 minuti di sbaciucchiamenti e sospiri (o meglio grugniti) da nausea assicurata”. Altri, dal trailer, hanno forse pensato fosse una cosa super idiota, simile a “Succhiami” (parodia di Twilight).

Posto che io sono profilabile come “young adult” (o forse solo “young”!), per cui tutti questi titoli tendono ad attirarmi di loro natura, Warm Bodies mi sembrava avesse qualcosa di diverso. Ho visto prima il film, poi ho comprato il libro sull’e-reader nuovo di zecca (carta stampata, non temere, non ti ho abbandonata, solo momentaneamente tradita. Però pagarlo 1,95€ invece di 14,50€ è abbastanza appagante eh).

La storia è semplice: mondo allo scatafascio, virus letale colpisce l’umanità, che si sgretola sotto ai colpi del proprio egoismo e della propria cecità a suon di Non Morti vaganti per le città e affamati di Vivi. Solo che, novità, i Non Morti non sono dei completi ebeti che vagano grugnendo ingobbiti, alla ricerca di carne umana. O meglio, lo sono pressoché tutti escluso R. Sì, solo R, perché il suo nome da Vivo mica se lo ricorda. In compenso ha una dose di Vita in più degli altri nelle membra stanche e lacerate, e basta una scintilla (una ragazza ovviamente ♥), perché le sorti dell’umanità abbiamo una possibilità in più per deviare dal loro percorso di scontata apocalisse.

Sia il libro che il film corrono sul filo di un humor equilibrato, non demenziale, se non a  tratti e nella giusta misura. La storia d’amore c’è, ma è il centro pulsante di un movimento che riguarda il genere umano tutto più che la singola coppia R e Julia.  Il libro è stato scritto da Isaac Marion: nato nel 1981 in una remota cittadina dello Stato di Washington, per sopravvivere ha svolto una molteplicità di lavori, fino a quando un suo racconto, I Am a Zombie Filled with Love, non è diventato la short story più cliccata d’America dando l’avvio al progetto Warm Bodies.

Vi segnalo in ultimo la colonna sonora, molto bella, con un pezzo dei Black Keys, lonely boy,  che ha vinto il Grammy come Best Rock Performance … assolutamente strepitoso!

Sulla ricetta ho avuto un attimo di perplessità: volevo qualcosa di gelatinoso perché gli zombie, R compreso, si nutrono di cervelli pulsanti. Avevo sì trovato uno stampo da gelatina a forma di cervello, ma dopo aver assistito allo schifo dipinto sul volto delle mie colleghe mentre raccontavo il progetto per il post… Ho cambiato idea! Sicché ho preso in mano il libro di Heston Blumenthal, chef inglese – un pazzo geniale –  di cui vi avevo già parlato in precedenza, in cerca di ispirazione. La panna cotta ha una consistenza gelatinosa, e in più è cinerea, proprio come uno zombie esangue. Poi ci voleva un tocco di colore: i lamponi sono rossi come il sangue, ma hanno anche una consistenza più densa delle fragole, più “splatter”. Vada per i lamponi. Ma così sarebbe stata una panna cotta noiosissima!! Heston in questo caso non mi è stato d’aiuto, la sua versione era addirittura alla camomilla! Io però ho la fortuna di lavorare tra chewing gum e caramelle, e tra questi c’era un ingrediente che avrebbe reso la mia panna cotta un pochino più effervescente…! Detto fatto, Heston sarebbe felicissimo (guardate il programma Banchetti da Incubo e capirete perché)! Se non volete aggiungere questo elemento scoppiettante alla vostra preparazione, non temete, andate sul classico con la salsa ai lamponi proposta o una salsa al cioccolato e un tocco croccante sbriciolato sopra (biscotti, croccante, granella di nocciole etc).

Panna Cotta Scoppiettante

Ingredienti per 6 persone

Per la panna cotta

450 gr di panna

100 gr di zucchero

1 bacello di vaniglia

6 gr di colla di pesce in fogli

Per la salsa ai lamponi scoppiettante

125 gr di lamponi freschi

Una spruzzata di succo di limone

20 grammi di zucchero

2 Chupa Chups Crazy Dips alla fragola

Procedete mettendo in acqua fredda la colla di pesce. Nel frattempo,  in un pentolino, aggiungete la panna, lo zucchero e i semi prelevati dal baccello di vaniglia e fateli scaldare a fuoco dolce senza far bollire. Aggiungete la colla di pesce strizzata, mescolate finché non si scioglie e riempite 6 stampini ( io ho usato quelli di metallo, ma anche quelli di alluminio vanno bene, a quel punto non sformate la panna cotta. Oppure utilizzate i bicchierini monodose di plastica) di 7 cm circa di diametro del composto. Lasciate rassodare in frigorifero per 5 ore circa. Intanto preparate la salsa: lavate i lamponi, aggiungete una spruzzata di limone e 20 gr di zucchero. Lasciate sobbollire per 10 minuti, poi frullate il composto.

Sformate la panna cotta, ma ocio! E’ la parte più difficile della ricetta: immergete ciascuno stampo per pochissimi secondi nell’acqua calda (non fateci entrare dentro l’acqua!ehehe), poi rivoltatelo, dategli un paio di colpetti e.. Voilà! Dove lo mettete starà, quindi non pensate di poterlo spostare da dove l’avete sformato, perché è fisicamente impossibile.

Prendete ciascuna porzione, irroratela di salsa ai lamponi ed infine… ecco la parte scoppiettante, da eseguire appena prima di servire: aprite le bustine di Chupa Chups Crazy Dips, prelevate i frammenti di popping candy contenuti al loro interno e cospargeteli sulla salsa. A questo punto sentirete un simpatico scoppiettio, perciò affrettatevi a portare la panna cotta in tavola o i commensali si perderanno tutto il divertimento di sentire le loro lingue scoppiettare e sfrizzolare alla grande … un effetto effervescente capace di risvegliare persino… uno zombie!!

Pancakes & The Help (non solo in cucina, ma anche alla tv)

20 gennaio 2013

pancake -Rev 

“- Perché ti sei nascosta qui, piccola?
– Per non dire alla mamma che nessuno mi ha invitato al ballo…
– E allora? Certe cose uno le può anche non raccontare, giusto?
–  I ragazzi mi trovano brutta. La mamma è arrivata terzultima al concorso Miss Carolina del Sud.
– Tu la devi smettere di piangerti addosso, piccola, questo sì che è brutto. Il Brutto è una cosa che ti viene da dentro. È cattivo e fa male, come quei ragazzi. Ma tu non sei come loro, vero? Non penso proprio, tesoro. Ogni giorno… Ogni giorno che non sei sottoterra, quando ti alzi la mattina, devi prendere delle decisioni. Ti devi sempre fare questa domanda: “ci devo proprio credere a quelle brutte cose che mi dicono quegli stupidi, oggi?” Mi ascolti? “Ci devo proprio credere a quelle brutte cose che mi dicono quegli stupidi, oggi?” Hai capito? Per quanto riguarda la tua mamma… Non se l’è scelta la sua vita, le è capitata. Ma tu… Tu farai qualcosa di bellissimo con la tua… Aspetta e vedrai.”

da The Help di Tate Taylor, 2011,con Emma Stone, Viola Davis, Bryce Dallas Howard, Octavia Spencer, Jessica Chastain

Stamattina non mi sono alzata con l’idea di pubblicare sul blog ma… l’altra sera ho rivisto The Help, e stamattina avevo voglia di preparare dei pancake, e l’accoppiata mi sembrava azzeccata.

I pancakes sono frittelle/crêpes americane, che si servono tipicamente per  colazione. Sono di dimensioni un po’ più contenute delle crêpes e contengono del lievito, quindi sono più alti e soffici. Nell’immaginario vengono serviti uno sovrapposto all’altro e ricoperti da una colata di sciroppo d’acero. Possono anche essere preparati con della frutta nell’impasto (mirtilli ad esempio) e serviti con panna montata. Noi italiani, un po’ meno “indulgenti”, li possiamo abbinare a della marmellata, oppure esagerare e farci sotto con una buona dose di Nutella…! Sono semplicissimi e veloci.

Per quanto riguarda The Help, il film, tratto dall’omonimo libro di Kathryn Stockett pubblicato da Mondadori, è intenso e commovente. Inoltre ha un cast femminile eccezionale: da Emma Stone (bellissima e talentuosa, fidanzata dell’Andrew Garfield di Amazing Spider Man, Non lasciarmi, The social Network), alla perfidamente confettata Bryce Dallas Howard (figlia di Ron Howard, anche lei bellissima – e rossa), per non parlare di Jessica Chastain (ancora più bella e rossa, anche se in The help è bionda platinata, ma solo la sua interpretazione vale la visione. È FANTASTICA). Altre indimenticabili protagoniste sono Octavia Spencer (che con questo film ha vinto l’oscar, il BAFTA e il Golden Globe 2012 come migliore attrice non protagonista), che  interpreta Minny,  la cuoca di colore migliore del circondario, e Viola Davis,  alias Aibileen Clark , donna afroamericana che ha passato la maggior parte della sua vita a crescere i figli dei bianchi e che per prima si presterà a scuotere uno stato di fatto che per l’epoca  era all’ordine del giorno.

Il film è ambientato nella prima metà degli anni sessanta nel Mississippi. Eugenia Phelan, soprannominata Skeeter, è una giovane ragazza bianca che, dopo aver conseguito la laurea, desidera qualcosa di diverso dal cuocere pancake e accogliere il marito con un vestitino dai delicati colori pastello, grembiulino in tinta e sorriso di plastica amabilmente stampato ( e sottolineato da un rossetto color pervinca accesso) in volto. Vuole impegnarsi in qualcosa di diverso e, dopo aver ottenuto un piccolo incarico nel quotidiano della città, inizia una collaborazione con un’importante casa editrice newyorkese: a Jackson la maggior parte delle donne afroamericane è impiegata come domestica nelle case di lavorano famiglie bianche benestanti, subendo continue umiliazioni e discriminazioni. Grazie alla collaborazione di due donne, Aibileen e Minny, lo status quo verrà finalmente scosso e le meschinerie quotidiane messe a nudo.

Eccellente la recitazione, bella la fotografia e i costumi. Un film di cuore, da vedere una sera con una pila di pancake e sciroppo d’acero davanti. 

 Pancakes

Ingredienti per 6 pancake di 15 cm di diametro

100 gr di farina

1 cucchiaino di zucchero

Una presa di sale

1 uovo grande

150 ml di latte

15 gr di burro fuso

1 cucchiaino di lievito per dolci

1 cucchiaino di bicarbonato

 Burro qb per ungere la padella

 Se possedete l’impastatrice gettate tutti gli ingredienti alla rinfusa e mescolate, se fate da sole  – come me – al centro della farina mixata al lievito, al bicarbonato, al sale e allo zucchero, disponete l’uovo sbattuto con il latte e il burro fuso. Mescolate con una frusta e fate riposare in frigo per 10 minuti. Munitevi di un padellino piccolo. Io ne ho uno adatto all’uovo fritto, che va bene anche per dei pancake di circa 15 cm di diametro. Nel caso non lo aveste, utilizzate una padellina antiaderente un po’ più grande, di quelle che si usano per le crêpes. Verranno un bel po’ più grandi però. Io li preferisco piccoli, quindi potete anche utilizzare una padella antiaderente piuttosto grande, creando dei cerchi ben distanziati. L’impasto non è troppo liquido, quindi non dovrebbe spandersi per la padella, ma alcuni usano il coppa pasta per tenerlo in forma. Ungete il fondo del padellino con del burro, versate generoso impasto, attendete un paio di minuti e girate. Un altro minuto e il pancake dovrebbe essere pronto. Occhio che non sia rimasto crudo al centro. Impilateli, cospargeteli di sciroppo d’acero, sorridete amabilmente a vostro marito/fratello/nonno/fidanzato – con un adorabile rossetto color pervinca  –  e servite in tavola.